SignJam Live.

Il più significativo progetto sulle Urban Cultures realizzato in Europa: uno spazio per fare arte, per imparare e confrontandosi la scena internazionale.

Ci stiamo confrontando con una trasformazione epocale delle nostre città. Slabbrate e senza più confini, queste sembrano rimanere l’unico appiglio per intuire, o provare a prevedere, i movimenti magmatici che ribollono nella nostra società. 
Vediamo, indistinte, nuove forme abitative emergere e, con esse, nuovi comportamenti, nuove modalità di produrre immaginari. 
Vediamo maschere sotto cui si muovono persone che cercano sistemi per venire a patti con spazi spesso poco accoglienti o svuotati da ogni significato, e chiamarli “casa mia”. Guardiamo cosa si è sedimentato in questi luoghi, coperti da una glassa di graffiti, adesivi, suoni, modi di vestire, stili e consumi che, in un gergo che piace ai media, chiamiamo “urban culture”. Quest’insieme di segni e comportamenti si è trasformato, da subcultura marginale ma conosciuta e commentata per il forte rapporto con il degrado urbano, a un cruciale stock di capitale simbolico intorno a cui si costruiscono importanti narrative metropolitane.
Castoriadis dice che “la cultura sopravvive, lì dove riesce, mediante l’investimento costante di valori e di significazioni dell’immaginario sociale delle diverse etnie, che continuano a orientare il fare e le rappresentazioni sociali”. 
Riflettere intorno alle culture urbane oggi significa allora provare a rielaborare pezzi di immaginario che definiscano modi di abitare lo spazio urbano centrali nel delineare le nuove comunità nelle loro forme di consumo e intrattenimento. 
 
Sign Jam Live lo fa con: sei workshop, quattro exhibit (What’s going on?, di Jazzstylecorner, Akim/Drama/Zast, Schratch graphique, di Laurent Burte, in collaborazione con Mr. Ash e 9eme Concept Art of rebellion 2, di Christian Hundertmark), uno spazio incontri, un blog e un libro, un bookshop e un film, per raccontare la schena internazionale delle urban culture con una visione a 360 gradi. Sette curatori e venticinque artisti internazionali hanno incontrato più di duecento persone per codificare i segni dei loro linguaggi espressivi.
Questi i workshop: Art of rebellion 2 a cura di Christian Hundertmark, Jazzstylecorner a cura di Zast, 100%T a cura di Helen Walters, Scratch graphique a cura di Laurent Burte, Get stuck to it a cura di Kerstin Finger e Fadings a cura di Siggi Schlee.
 
Sotto: la location di SignJam Live.
SignJam Live, il film.
Venticinque minuti che documentano i workshop e le esposizioni. Interviste ai curatori e agli artisti.
Workshop. 100%T.
a cura di: Helen Walters,(New York, Stati Uniti), con Aaron Krach,(New York, Stati Uniti) e 
Tim Fletcher,(Londra, Regno Unito).

Le T-shirt riescono a trasmettere i pensieri e la personalità di chi le indossa. 
La grafica delle T-shirt può risultare carina, divertente, provocatoria, astratta, politica ma la scelta di indossare quell’immagine, o un’assenza di immagine, riflette la personalità di ognuno di noi.
Azioni. L’analisi di un pezzo di Aaron Krach, ispirato all’osservazione di fotografie scattate dallo stesso artista durante un giro in bicicletta nel design art district di Miami, serve da ispirazione per l’attività del workshop: i partecipanti si muovono per le strade del quartiere per circa un’ora, muniti di macchina fotografica per osservare, e dimostrare, come le T-shirts interagiscono quotidianamente con il contesto ambientale. Le fotografie, una volta sviluppate, vengono osservate e utilizzate per creare un nuovo lavoro.
 
Workshop. Art of rebellion 2.
a cura di: Christian Hundertmark,(Monaco, Germania), con Microbo & Bo130,(Milano, Italia), Kid Acne,(Shieffeld, Regno Unito) e Mambo,(Parigi, Francia).

Il concetto e il significato di street art, le origini, il background e i protagonisti. Gli artisti che partecipano al workshop illustrano i loro lavori attraverso slide.
Azioni. I gruppi prendonno familiarità con i diversi strumenti, scoprendo le tecniche e i procedimenti per realizzare un dipinto. Gli artisti seguono i partecipanti dall’inizio del processo di pittura alla realizzazione di un “pezzo” finito. Segue una fase in cui viene lasciata piena libertà espressiva nel fare schizzi, nel disegnare e nel dipingere. Ad ogni partecipante vengono distribuite piccole tele di canapa su cui potersi esercitare anche al di fuori del workshop. In più, la tela dipinta dagli artisti nel corso del workshop, fornisce ai partecipanti l’occasione di osservare dal vivo e da vicino gli artisti al lavoro.
 
Workshop. Jazzstylecorner/Berlin. Basics of Stylewriting.
a cura di: Zast,(Berlino, Germania), con Akim,( Berlino, Germania) e Drama,(Berlino, Germania)

Azioni. Corpo e lettere. Il gruppo sceglie un nome e l’analisi delle forme espressive più comuni, l’alfabeto, la tag, il throw up, lo stile semplice o la costruzione complessa, per poi passare all’analisi, nel dettaglio, di corpo e lettere attraverso lo studio delle relazioni. Quest’ultimo argomento è sviluppato seguendo tre filoni: un approfondimento dei movimenti e dei segni, una questione di controllo e libertà, le differenze di formati, di processi e di materiali; uno sguardo dedicato al colore e al suo utilizzo, alla percezione degli spazi urbani in relazione all’uso delle bombolette.
Il gruppo crea un “pezzo” insieme o in gruppi da 2 a 6 persone. Un percorso che inizia con l’esame e l’interpretazione degli stili, per raggiungere la riproduzione di firme (tag) ed apprenderne le sensazioni. Il passo successivo è lo studio del rapporto tra musica e lettere: il processo espressivo, l’ampliamento della percezione, l’interazione tra lo spazio e il suono.
Il workshop si conclude con un momento di verifica individuale.
 
Workshop. Scratch Graphique.
a cura di: Laurent Burte, (Parigi, Francia) con dj Mr. Ash,(Parigi, Francia).

A partire dal graffito, si possono sviluppare progetti differenti legati alla grafica e alla comunicazione in generale. Sono due gli aspetti caratterizzanti della Urban Culture su cui si concentra il workshop: la Turntable Music e i segni grafici.
Azioni. Dai graffiti ad una nuova lingua: il passaggio da cultura underground a cultura vera e propria. Una nuova musica ha bisogno di nuovi segni: si ripercorrono le tappe di una nuova cultura e, grazie al lavoro in team, si arriva a capire cosa significa scrivere la scratch music. Si osserva l’attrezzatura del dj che unisce la tecnologia alla prati camanuale: turntabl, mixtable,vinili.Il lavoro prosegue con l’osservazione di una “banca di suoni” e con la dimostrazione, grazie all’intervento del dj, di uno scratch set. “Typography scratchgraphic”: non è il suono ad essere rappresentativo, ma il ritmo. Come si pratica lo scratch? Come costruire un sistema che trasmetta informazioni: l’attività si concentra sull’analisi dei movimenti delle mani del dj come adattamento di un sistema di scrittura. Vengono poi mostrati scratch di esempio, con uno spazio per le domande.
 
Workshop. Get stuck to it.
a cura di: Kerstin Finger,(Darmstadt, Germania), con Florian Böhm, (Monaco, Germania),  Stati Uniti) e Jerszy Seymour, Berlino (Germania).

Considerando le svariate possibilità di utilizzo del tape, il workshop intende valorizzare le potenzialità creative dei ragazzi attraverso l’utilizzo di questo materiale.
Azioni. Il nastro, normalmente utilizzato per riparare gli oggetti, diventa un materiale interessante per la creazione di oggetti veri e propri,
come gli abiti o le borse. Per questo, i ragazzi partecipanti al workshop sono invitati a portare con sé vecchi abiti, borse o portafogli da trasformare e riutilizzare nel corso dell’attività.
Una serie di attività proposte riguarda poi l’interazione diretta con lo spazio, ad esempio la realizzazione di un Tape-Graffito: questo “Floor-or Wall-Tapings” consiste nel rivestire e decorare, con il tape, un pavimento o una parete con immagini, segni o simboli diversi. Altro utilizzo, infine, è quello che viene chiamato “Tape-Teks”: la personalizzazione di una striscia di nastro adesivo attraverso una scritta, o la propria icona, lasciata sul tape con uno spray o uno stencil.
 
Workshop. Fadings
a cura di: Siggi Schlee (Mainaschaff, Germania), con Boe - Viagrafik, (Wiesbaden, Germania), Erosie,(Eindhoven, Olanda) e Hitnes,(Roma, Italia).

Si parte da una rassegna sui graffiti e sul design per evidenziare le reciproche influenze tra questi due ambiti. Gli esempi sono tratti dal libro Fadings: dai lavori degli artisti presentati nel volume ai possibili sviluppi del rapporto tra graphic-design, illustrazione e arte. Segue un’introduzione sugli artisti partecipanti al workshop e sui loro progetti con la spiegazione del concept, delle fasi di realizzazione e delle differenti tecniche.
Azioni. Per poter osservare lo sviluppo del proprio stile personale, anche in base alle influenze di altri artisti, si intende far lavorare i ragazzi sui loro vecchi disegni/graffiti per arrivare a nuove creazioni. Inoltre, a seconda dei diversi temi, i ragazzi realizzano nuovi dipinti con ilsupportoprofessionalediBoeediErosie.Persvilupparenonsololostile,ma anche le diverse modalità di espressione,vengono utilizzati materiali diversi per la realizzazione dei vari lavori.
 
Exhibit 9eme Concept.
Scatch Graphique Party
dj set di MrAshe Wiza e visual art di Laurent Burte e 9eme Concept.

Una serata per esplorare le connessioni tra musica e immagini: un mix di influenze hip hop, musica elettronica, jazz e rock si accompagna a decostruzioni e ricostruzioni grafiche, individuando nuovi ritmi e nuovi significati tra intrattenimento e sperimentazione. 
 

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